Sabato 15 ottobre - i black bloc devastano Roma, impossibile fermare la loro furia distruttiva. Le forze dell'ordine, incapaci di contenere la violenza, sono alla deriva.
Domenica 16 - maxi-operazione anti-black bloc iniziata dalle prime ore del mattino, decine di arresti in tutta Italia
Giovedì 20 ottobre - nubifragio devasta Roma: frane, strade allagata, un morto. Alemanno chiede lo stato di calamità
Domani mattina - maxi-operazione anti-nubifragio? Si prevedono arresti in tutta Italia
"There are only two kinds of light in this world - the glow that illuminates, and the glare that obscures"
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Thursday, 20 October 2011
Monday, 17 October 2011
Alla faccia del tempismo
Operazione anti-black bloc in corso dalle prime ore di questa mattina in tutta Italia. Polizia e carabinieri hanno portato a termine una serie di blitz volti ad identificare i violenti protagonisti dei disordini che ieri hanno messo Roma a ferro e fuoco.
Proprio ieri, però, le scorribande dei "neri" sono continuate indisturbate per oltre due ore, prima dell'arrivo delle camionette e della Celere.
In quelle due ore, i gruppi di teppisti hanno avuto tutto il tempo e la calma per mettere a segno attacchi a negozi, edifici pubblici, incendiare auto e distribuire manganellate ai manifestanti pacifici e disarmati. Come ben sa chi era lì, e come possono testimoniare le centinaia di video della giornata, le forze dell'ordine erano "nowhere to be found", lasciando la città - e le migliaia di manifestanti - alla mercè degli incappucciati.
Dove erano i celerini in quelle due ore? Perchè sono arrivati così tardi?
E oggi, giornali e agenzie titolano: "Maxi-operazione scattata all'alba." Sì, all'alba di lunedì con un giorno di ritardo.
Alla faccia del tempismo.
Proprio ieri, però, le scorribande dei "neri" sono continuate indisturbate per oltre due ore, prima dell'arrivo delle camionette e della Celere.
In quelle due ore, i gruppi di teppisti hanno avuto tutto il tempo e la calma per mettere a segno attacchi a negozi, edifici pubblici, incendiare auto e distribuire manganellate ai manifestanti pacifici e disarmati. Come ben sa chi era lì, e come possono testimoniare le centinaia di video della giornata, le forze dell'ordine erano "nowhere to be found", lasciando la città - e le migliaia di manifestanti - alla mercè degli incappucciati.
Dove erano i celerini in quelle due ore? Perchè sono arrivati così tardi?
E oggi, giornali e agenzie titolano: "Maxi-operazione scattata all'alba." Sì, all'alba di lunedì con un giorno di ritardo.
Alla faccia del tempismo.
Wednesday, 22 June 2011
Christiania, nasce 'repubblica libera'
"Qui comunità autonoma di Christiania. E' fatta: siamo salvi."
Oggi, a quarant’anni dalla fondazione, è stato raggiunto un accordo con i circa 700 abitanti. Il modello elaborato dal ministero della Difesa di Copenaghen prevede infatti il diritto di usufrutto del quartiere occupato e autogestito (circa 35 ettari), a condizione che gli abitanti acquistino attraverso un fondo l’intero complesso residenziale per 76,2 milioni di corone danesi, l’equivalente di circa 10,2 milioni di euro.
"Il futuro di Christiania è finalmente al sicuro", ha detto all’emittente “Dr” l'avvocato della 'Repubblica Libera', Knud Foldschack, che ha specificato: "L'accordo consentirà di trasformare un luogo anarchico e dalle idee stimolanti in una sperimentazione legale".
La comune autogestita di Christiania è salva: si conclude la lunga battaglia legale durata quasi 40 anni tra il noto quartiere parzialmente autogovernato di Copenaghen, fondato nel 1971 da un gruppo di hippy, e le autorità danesi. La comunità alternativa più nota al mondo ha infatti accettato l’offerta di vendita dello Stato per l’area dove nasce la "repubblica libera".
Articolo completo disponibile su Corriere.it.
Monday, 6 June 2011
Come si vive dietro le sbarre in California
La fotografa di Reuters Lucy Nicholson ha documentato la vita dei carcerati nella prigione statale di Chino, California. Immagini uniche, che raccolgono uno spaccato della vita della popolazione carceraria - che negli USA eccede i due milioni di individui, secondo i dati governativi, con tutti i problemi che ne seguono.
Un mondo di reclusione, di tensioni continue, di sovraffollamento, di tatuaggi che dicono chi sei, che cosa hai fatto, se meriti rispetto oppure no. L'obiettivo di Nicholson racconta questo e molto altro.
Clicca sulla foto per accedere alla galleria.
"Look at them, father. Who are they?"
"They are the last and lonely, my dear"
"They are the last and lonely, my dear"
Nasce raro kiwi bianco in Nuova Zelanda
In Nuova Zelanda è nato un raro Kiwi di colore bianco, segnando una delle stagioni più fertili per il simpatico uccello da quando è stato aperto un centro per proteggere l'animale simbolo del Paese.
Lo riferiscono alcuni responsabili dell'ambiente locali. L'uccello, un esemplare maschio battezzato Manukura (nome dato ai saggi anziani in lingua maori), è nato nel centro di Pukaha, a nord della capitale Wellington. "Si tratta del primo uccello bianco nato in cattività", ha spiegato Bob Francis, presidente del centro di Pukaha, sottolineando che non si tratta di un albino.
Altre foto del rarissimo esemplare sono disponibili su Repubblica.it.
Monday, 16 May 2011
Moratti, i milanesi hanno parlato: "Fuori a calci in culo"
Chi l'avrebbe mai detto? Io certamente no.
Chi si sarebbe detto certo, prima di vedere i primi risultati delle tornate elettorali, che B. avrebbe ottenuto una batosta così sonora al primo turno in molte città strategiche?
Chi avrebbe puntato tutte le proprie fiches così, a sentimento, per cieca convinzione o per istinto suicida, sul Pd? Io, sinceramente, non l'avrei fatto. Mi sarei potuto sbilanciare per Bologna, questo sì: per quanto il centro-sinistra sia stato in caduta libera da un paio d'anni a questa parte, perdere il quartier generale bolognese mi sembrava improbabile. Forse anche per un fattore legato più all'ideologia, meno alla pratica governativa. Un fattore un pò nostalgico, di tradizione e di canzoni popolari che, per quanto poco pratico, mi piace. Quindi, avessi puntato i miei pochi scellini su Bologna, avrei portato a casa qualcosa.
Per Milano, però, non mi sarei azzardato per niente a mettere denaro sonante su Pisapia. Non perchè sembrasse il cavallo perdente, e nemmeno il cavallo zoppo che hanno mandato sulla pista per fare numero; pareva solo troppo difficile immaginare i milanesi fidarsi del centro sinistra. L'ombra del Pd pesava tanto sul candidato meneghino. Ma è proprio qui che il candidato ha saputo fare la differenza.
Tanto di cappello a Pisapia. Ha saputo, nonostante le incertezze, gli eterni litigi, i dissapori continui (ecc. ecc.) del Pd nazionale, dare risalto ad una realtà milanese, la sua realtà, creando una prospettiva di cambiamento che, a livello italiano, il Pd ancora fatica ad offrire.
Le faide interne non fanno bene. Prendete Veltroni: annuncia battaglia, poi rimanda, poi però incalza, poi ritratta, poi rimanda ancora. A cosa porta tutto questo? Veltroni è una scatola vuota, ma ha abbastanza peso da poter, almeno a parole, mettere in discussione la leadership di Bersani. Il risultato è, immancabilmente, erosione della certezza partitica interna, calo nell'immagine esterna del partito, maggiore debolezza agli occhi dei cittadini.
La sua (di Veltroni come degli altri galli del pollaio) strategia è autolesionista. Mina il gruppo nel suo insieme, e non dà risalto nè tantomeno credibilità a chi la utilizza. Perchè lo fa allora?
Passo la domanda.
Non so perchè lo fa ma è certo che non serve, e il centro destra lo sa bene. E' anche per questo che il Pdl è un gruppo organizzato stile "io avanti, tutti dietro". Un re, gli altri sudditi. Fine. E' una linea diretta che non lascia spazio ad altre vie, non in linea col progetto del capo. Il Pd è ben lontano da questo tipo di struttura - una struttura che ha però molti punti deboli, perchè se chi sta davanti corre verso il baratro, e nessuno sa come fermarlo, la fine è scritta.
Pisapia ha circumnavigato il perenne dibattito interno del Pd, che lui rappresenta, andando a toccare due tasti chiave nei milanesi: lo scontento verso l'amministrazione Moratti e, più in generale, verso Berlusconi che ha trasformato il voto in un referendum su di lui.
Troppe cose hanno fatto acqua con Letizia a Palazzo Marino. L'immigrazione, (tema bandiera di Lega e Pdl) gestita malissimo soprattutto nelle città come Milano. Le opere pubbliche. La favola dell'Expo, che doveva trasformare Milano nella nuova El Dorado e di cui non da mesi si fa più parola. Certo, spartirsi a tavolino le commesse per i nuovi lavori e non essere in grado di costruire quattro capannoni senza che arrivino le mafie a mangiarci sopra non è una bella figura per l'amministrazione.
L'ombra di Formigoni sulla candidatura della Moratti ha fatto, potenzialmente, tanto male come quella di B. Per non parlare del figlio di Letizia, del suo palazzo stra-abusivo con piscina e annessi e connessi, dove il sindaco faceva i bagni dopo le intense giornate di lavoro.
Il messaggio dei milanesi alla Moratti, tanto sicura di passare al primo turno senza nemmeno il ballottaggio, è chiaro: fuori a calci nel culo.
Pisapia ha dato di sè un'immagine che molti milanesi, come molti Italiani (me compreso), avevano dimenticato: quella di un politico che non deve per forza essere anche un cane. Sembra una specie in estizione, ma forse da qualche parte qualcuno così esiste ancora. Tanti milanesi ci hanno creduto. Speriamo che abbiano ragione.
Se tutto va bene, mi mangerò le mani.
Avrei dovuto puntare anch'io.
Thursday, 21 April 2011
Cittadini del Nulla
L'italiano è come un criceto nella ruota.
Corre, corre. Crede di andare avanti, di arrivare da qualche parte. In realtà, se stesse fermo per lui non cambierebbe nulla. Rimarrebbe esattamente dove si trova, ma almeno senza fare fatica e produrre energia tutta la vita per il sistema, che alla ruota è collegato. Si è ormai assuefatto alla ruota, al suo zampettare per pagare le tasse fino a estate inoltrata prima di poter spendere anche un solo euro del suo lavoro e a mantenere una macchina dei parassiti, enorme, di politici, para politici, concessionari e strutture pubbliche di ogni tipo.
La giustizia nelle sue varie forme, fiscale, penale, civile lo può colpire sempre e comunque, onesto o disonesto che sia, e diventa implacabile se rallenta la sua corsa nel produrre reddito o emette uno squittio di troppo.
Ci siamo abituati al degrado, un giorno alla volta.
Ci sembra normale lottare, difenderci dallo Stato per il riconoscimento di un qualunque diritto o sostituirci ad esso per la sanità, la scuola, per proteggere l'ambiente. Molti non hanno conosciuto altra realtà al di fuori di quella del criceto in gabbia. Non uscirebbero dalla ruota neppure con lo sportello della gabbia aperto. Credono che il mondo sia soltanto un'immenso negozio di ruote di criceti. Una vale l'altra, perché cambiare? Fuori dalla porta di casa c'è la giungla. Nella casella della posta, dove un tempo c'erano le cartoline, ci sono multe, bollette (ma quante sono?), avvisi di Equitalia, raccomandate dell'Agenzia delle Entrate. Quando nasci prima del nome ti attribuiscono il codice fiscale.
"No Taxation without Representation", la regola americana che nessuna tassa va pagata dai cittadini senza una loro rappresentanza reale nelle Istituzioni è diventata "Taxation without Representation". Paghi, subisci e metti una croce sul simbolo dei tuoi padroni. Ci hanno rubato il senso di appartenenza a una comunità, allo Stato. Siamo cittadini del Nulla. Questa è forse la cosa più grave. Non ci riconosciamo più neppure tra di noi. Da questo dobbiamo ripartire, dalla creazione del senso del bene comune, della creazione di spazi di felicità, di costruzione del futuro e dell'orgoglio di appartenere a un progetto di Nazione.
(dal blog di Beppe Grillo - qui l'intero post)
Corre, corre. Crede di andare avanti, di arrivare da qualche parte. In realtà, se stesse fermo per lui non cambierebbe nulla. Rimarrebbe esattamente dove si trova, ma almeno senza fare fatica e produrre energia tutta la vita per il sistema, che alla ruota è collegato. Si è ormai assuefatto alla ruota, al suo zampettare per pagare le tasse fino a estate inoltrata prima di poter spendere anche un solo euro del suo lavoro e a mantenere una macchina dei parassiti, enorme, di politici, para politici, concessionari e strutture pubbliche di ogni tipo.
La giustizia nelle sue varie forme, fiscale, penale, civile lo può colpire sempre e comunque, onesto o disonesto che sia, e diventa implacabile se rallenta la sua corsa nel produrre reddito o emette uno squittio di troppo.
Ci siamo abituati al degrado, un giorno alla volta.
Ci sembra normale lottare, difenderci dallo Stato per il riconoscimento di un qualunque diritto o sostituirci ad esso per la sanità, la scuola, per proteggere l'ambiente. Molti non hanno conosciuto altra realtà al di fuori di quella del criceto in gabbia. Non uscirebbero dalla ruota neppure con lo sportello della gabbia aperto. Credono che il mondo sia soltanto un'immenso negozio di ruote di criceti. Una vale l'altra, perché cambiare? Fuori dalla porta di casa c'è la giungla. Nella casella della posta, dove un tempo c'erano le cartoline, ci sono multe, bollette (ma quante sono?), avvisi di Equitalia, raccomandate dell'Agenzia delle Entrate. Quando nasci prima del nome ti attribuiscono il codice fiscale.
"No Taxation without Representation", la regola americana che nessuna tassa va pagata dai cittadini senza una loro rappresentanza reale nelle Istituzioni è diventata "Taxation without Representation". Paghi, subisci e metti una croce sul simbolo dei tuoi padroni. Ci hanno rubato il senso di appartenenza a una comunità, allo Stato. Siamo cittadini del Nulla. Questa è forse la cosa più grave. Non ci riconosciamo più neppure tra di noi. Da questo dobbiamo ripartire, dalla creazione del senso del bene comune, della creazione di spazi di felicità, di costruzione del futuro e dell'orgoglio di appartenere a un progetto di Nazione.
(dal blog di Beppe Grillo - qui l'intero post)
Monday, 14 March 2011
Cinque domande sul nucleare in Italia
Cinque domande sul nucleare a cui sarebbe meglio dare risposta, in vista del prossimo referendum in Italia:
1. Come prevediamo e affrontiamo eventuali terremoti, tsunami, cataclismi climatici? Ovvero, come risolviamo la questione sicurezza (attacchi terroristici inclusi) rispetto a ipotetiche centrali nel nostro Paese?
2. Dove mettiamo le scorie nucleari, posto che ad oggi non esiste al Mondo alcun sito sicuro e definitivo?
3. Come risolviamo la scarsità di uranio disponibile, che le previsioni più ottimistiche proiettano a 40, massimo 50 anni la disponibilità utilizzabile prima del suo esaurimento?
4. Come superiamo la cosidetta emergenza energetica se, come sembra, per realizzare una centrale nucleare servono almeno 15-20 anni?
5. Dove troviamo le risorse economiche per realizzare gli impianti? Chi pagherà realmente per questo?
1. Come prevediamo e affrontiamo eventuali terremoti, tsunami, cataclismi climatici? Ovvero, come risolviamo la questione sicurezza (attacchi terroristici inclusi) rispetto a ipotetiche centrali nel nostro Paese?
2. Dove mettiamo le scorie nucleari, posto che ad oggi non esiste al Mondo alcun sito sicuro e definitivo?
3. Come risolviamo la scarsità di uranio disponibile, che le previsioni più ottimistiche proiettano a 40, massimo 50 anni la disponibilità utilizzabile prima del suo esaurimento?
4. Come superiamo la cosidetta emergenza energetica se, come sembra, per realizzare una centrale nucleare servono almeno 15-20 anni?
5. Dove troviamo le risorse economiche per realizzare gli impianti? Chi pagherà realmente per questo?
(dal blog di Marco Boschini)
Avanti tutta senza guardarsi indietro - Il neo-nuclearismo in Italia
(Di seguito, un editoriale sulla questione nucleare in Italia, di Sergio Rizzo, Corriere della Sera):
Sarebbe sbagliato sottovalutare quello che sta accadendo alle centrali atomiche in Giappone, Paese che 65 anni fa ha già visto in faccia lo spettro dell'olocausto nucleare. Quello di Fukushima è uno dei più gravi incidenti che si ricordino. E non ne attenua la gravità il fatto che non sia stato causato dall'imprudenza umana, come a Chernobyl, né da un'avaria, come a Three Mile Island, ma da un terremoto devastante. Una prova ancora più tremenda di quante questa orgogliosa nazione ha dovuto affrontare nella sua storia, rialzandosi sempre.
Sarebbe sbagliato sottovalutare quello che sta accadendo alle centrali atomiche in Giappone, Paese che 65 anni fa ha già visto in faccia lo spettro dell'olocausto nucleare. Quello di Fukushima è uno dei più gravi incidenti che si ricordino. E non ne attenua la gravità il fatto che non sia stato causato dall'imprudenza umana, come a Chernobyl, né da un'avaria, come a Three Mile Island, ma da un terremoto devastante. Una prova ancora più tremenda di quante questa orgogliosa nazione ha dovuto affrontare nella sua storia, rialzandosi sempre.
C'è stato chi, magari confortato dai 10 mila chilometri di distanza, ha detto che alle nostre future sicurissime centrali non potrà succedere. L'impianto di Fukushima è vecchio. E poi in Italia ci sono siti sicuri al riparo dai terremoti. Tutto vero. Resta il fatto che l'opinione pubblica ha il diritto di sapere che cosa si sta davvero rischiando. Senza reticenze.
Al tempo stesso siamo convinti che non possa essere la comprensibile emotività suscitata da quella tragedia a determinare scelte fondamentali di politica energetica. L'abbiamo già fatto e ne siamo rimasti scottati. Il referendum antinucleare del 1987 passò con una maggioranza schiacciante per l'impressione suscitata da Chernobyl. Nessun partito, eccetto il repubblicano, osò sfidare l'impopolarità.
Promisero che mettendo al bando l'atomo avremmo imboccato la via dell'energia pulita: siamo invece diventati il Paese europeo più inquinante, più dipendente dagli sceicchi e con le bollette più care. Finché, dopo aver riempito le tasche dei petrolieri, ci si è accorti che la Germania produceva 70 volte più energia solare dell'Italia, rimasta penosamente al palo nel campo delle rinnovabili. E per recuperare terreno abbiamo concesso incentivi fin troppo generosi a chi le produceva. Salvo poi chiudere i rubinetti dalla sera alla mattina.
Così la stessa maggioranza che per cinque anni al governo si era ben guardata dall'avviare la pratica (ricordate il ministro Marzano? «Da noi non ci sono le condizioni per riaprire il discorso del nucleare», disse nel maggio 2001) l'ha scoperta priorità nel 2008. Giusto in tempo per le elezioni. Eppure oggi l'Agenzia per la sicurezza non ha ancora una sede e i suoi componenti, ha confessato il presidente Umberto Veronesi, s'incontrano al bar.
Come stupirsi se da vent'anni aspettiamo inutilmente un piano energetico nazionale che dica come alimenteremo fabbriche, treni e frigoriferi nel futuro? Siamo il Paese dei controsensi, del tutto e del niente. Dove ogni decisione importante non viene presa in base a disegni strategici. Bensì sull'onda di un'emozione, di polemiche o interessi particolari. Anche se si tratta di scelte destinate a cambiare la vita dei nostri figli e nipoti.
Wednesday, 2 March 2011
Cosa non si fa per un pugno di voti - la triste storia di Augusta, Clementina e del povero e stolto Circense
"Barbara Berlusconi e Pato sono atterrati con lo stesso volo privato all'aeroporto di Linate. In un'altra occasione lei lo ha raggiunto a casa, a Milano. E ancora, lui e' stato ospite nella villa di Macherio," scrive l'Ansa in una breve di questa mattina.
Hanno preso lo stesso aereo. Sono stati visti entrare nella stessa auto (dai finestrini chiaramente oscurati, nda). Hanno fatto un pic nic sotto lo stesso albero, dello stesso parco e - pensate - addirittura della stessa città.
Ce n'è abbastanza per riempire le conversazioni da tavola di mezza Italia per il prossimo mese e mezzo. "Lo sapevi che Barbara Berlusconi e Pato hanno preso lo stesso aereo?". "Davvero? Ci dev'essere per forza sotto qualcosa, quei due di sicuro non si sono trovati lì su per caso." "Hai proprio ragione, Clementina. C'è del tenero." "Ci scommetto questo tozzo di pane raffermo, mia cara Augusta."
Come ha ragione la cara Clementina. Infatti l'Ansa continua: "Barbara Berlusconi ha di recente annunciato l'addio al compagno Giorgio Valaguzza, padre dei suoi due figli, mentre Pato si e' separato dalla moglie Stephany Brito, sposata nel luglio 2009, dopo nove mesi di matrimonio."
Proprio mentre Augusta e Clementina discorrevano concitate del nuovo ovvio fidanzamento, della proposta di matrimonio "che-arriva-sicuro-come-l'oro", e perfino del nome che la nuova coppia d'Italia avrebbe dato alla prole, passa il goffo Circense e chiede: "Ma non sarà mica uno sciocco trucco per convincere i tifosi del Milan a votare Berlusconi?"
Beata ignoranza, beata innocenza. Ma il povero, stolto, Circense viene zittito dalle due comari - che non hanno tempo da perdere con le sue sciocchezze - e viene, come ogni giorno, mandato nell'orto a curare le verze.
Le stesse verze che mangiavano Pato e Barbara su quell'aereo, di ritorno da quel parco di quella città. Ma allora è proprio vero. Verze et circenses.
Tuesday, 1 March 2011
Tigre siberiana prossima alla scomparsa
Dal punto di vista genetico la tigre siberiana e' praticamente quasi estinta, essendone rimasti meno di 14 esemplari. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Mammalian Biology, secondo cui tra le poche centinaia di tigri rimaste la diversita' genetica e' molto bassa, segno di una scarsa salute della popolazione.
Un team di ricercatori russi, spagnoli e tedeschi ha analizzato il Dna di 15 esemplari di tigre siberiana, cercando alcuni marker specifici dell'abbondanza genetica della popolazione, che mostrano quanto l'esemplare studiato sia diverso dai propri genitori. Il risultato e' stato che nella storia recente, probabilmente tra gli anni '20 e '40, c'e' stato un 'collo di bottiglia genetico', un periodo cioe' in cui le tigri erano cosi' poche da diminuire molto la quantita' di geni 'disponibili', da cui questi animali non si sono piu' ripresi.
Una grande diversita' genetica e' fondamentale per una specie animale, perche' diminuisce la probabilita' di trasmissione di malattie rare e perche' popolazioni con gli stessi geni sono piu' vulnerabili alle malattie: "Il livello e' cosi' basso - concludono gli esperti - da mettere in dubbio le possibilita' di salvare questi animali". (fonte - Ansa)
Un team di ricercatori russi, spagnoli e tedeschi ha analizzato il Dna di 15 esemplari di tigre siberiana, cercando alcuni marker specifici dell'abbondanza genetica della popolazione, che mostrano quanto l'esemplare studiato sia diverso dai propri genitori. Il risultato e' stato che nella storia recente, probabilmente tra gli anni '20 e '40, c'e' stato un 'collo di bottiglia genetico', un periodo cioe' in cui le tigri erano cosi' poche da diminuire molto la quantita' di geni 'disponibili', da cui questi animali non si sono piu' ripresi.
Una grande diversita' genetica e' fondamentale per una specie animale, perche' diminuisce la probabilita' di trasmissione di malattie rare e perche' popolazioni con gli stessi geni sono piu' vulnerabili alle malattie: "Il livello e' cosi' basso - concludono gli esperti - da mettere in dubbio le possibilita' di salvare questi animali". (fonte - Ansa)
Friday, 25 February 2011
Aveva ragione Montanelli quando diceva: "I Savoia sono come le patate. La parte migliore è sottoterra."
Sunday, 20 February 2011
Mostra fotografica, Mick Jagger visto dagli obiettivi dei fotografi
Roma - All'Auditorium da martedì al 27 marzo una mostra con i ritratti più significativi del celebre cantante. Una polifonia di intuizioni visive, incentrate sui tratti del leader carismatico dei Rolling Stones ritratto da più celebri fotografi: Cecil Beaton, Anton Corbijn, Herb Ritts, Annie Leibovitz - alcuni specializzati nello scrutare il mondo della musica, altri semplicemente stregati da una delle più grandi star del rock di tutti i tempi. (edited, da Repubblica.it)
Sunday, 21 November 2010
Friday, 19 November 2010
A Bologna rinvenuto coccodrillo piu' antico mai scoperto
(Ansa) - Scoperti in Italia i resti del piu' antico coccodrillo del mondo. E' vissuto circa 165 milioni di anni fa lungo la costa nord-africana. Il teschio fossile e' giunto al terzo millennio intrappolato in un blocco di pietra estratto nel Veronese, del tipo di cui sono pavimentati i portici di Bologna. E' qui, all'interno di un museo, che l'hanno trovato due scienziati poco piu' che trentenni, Federico Fanti e Andrea Cau. Lo annuncia una nota dell'ateneo bolognese.
Nel 1955 la testa del coccodrillo era finita dentro un blocco di roccia, destinato ai lavori di costruzione di un cavalcavia ed estratto da una qualche cava nei pressi di Sant'Ambrogio Veronese, ad est del Lago di Garda. Si tratta di rosso ammonitico veronese, un calcare molto comune nell'edilizia.
Un marmista di Portomaggiore (Ferrara) si accorse che quattro delle lastre erano molto diverse dalle solite ammoniti che alla pietra danno il nome. Si rivolse a degli esperti, sia a Ferrara che a Bologna.
Due lastre vennero date al museo di storia naturale di Ferrara. Le altre due al Museo geologico Capellini dell'Universita' di Bologna. Qui vengono esposte a partire dagli anni '60. ''Un giorno di due anni fa ero con Andrea davanti alle due lastre - e' ancora Fanti che racconta - e ci siamo detti: 'Ma perche' non cerchiamo di capire qualcosa di piu' di questa bestia?'''.
Si accorsero che il ''coccodrillo di Portomaggiore'', come veniva informalmente indicato, e' molto piu' vecchio di quanto inizialmente ritenuto: circa 10 milioni di anni in piu'. Questo ne fa il piu' antico mai scoperto sull'intero pianeta, e il primo trovato non solo in Italia, ma lungo la costa nord dell'antico continente australe del Gondwana che univa in un unico blocco Africa, America del Sud, Antartide, Australia e India.
Nel 1955 la testa del coccodrillo era finita dentro un blocco di roccia, destinato ai lavori di costruzione di un cavalcavia ed estratto da una qualche cava nei pressi di Sant'Ambrogio Veronese, ad est del Lago di Garda. Si tratta di rosso ammonitico veronese, un calcare molto comune nell'edilizia.
Un marmista di Portomaggiore (Ferrara) si accorse che quattro delle lastre erano molto diverse dalle solite ammoniti che alla pietra danno il nome. Si rivolse a degli esperti, sia a Ferrara che a Bologna.
Due lastre vennero date al museo di storia naturale di Ferrara. Le altre due al Museo geologico Capellini dell'Universita' di Bologna. Qui vengono esposte a partire dagli anni '60. ''Un giorno di due anni fa ero con Andrea davanti alle due lastre - e' ancora Fanti che racconta - e ci siamo detti: 'Ma perche' non cerchiamo di capire qualcosa di piu' di questa bestia?'''.
Si accorsero che il ''coccodrillo di Portomaggiore'', come veniva informalmente indicato, e' molto piu' vecchio di quanto inizialmente ritenuto: circa 10 milioni di anni in piu'. Questo ne fa il piu' antico mai scoperto sull'intero pianeta, e il primo trovato non solo in Italia, ma lungo la costa nord dell'antico continente australe del Gondwana che univa in un unico blocco Africa, America del Sud, Antartide, Australia e India.
Wednesday, 17 November 2010
Cerchi il rospo e trovi le rane
Una spedizione scientifica nelle foreste della Colombia, America meridionale, ha scoperto tre nuove specie di rana, finora sconosciute. Il gruppo di ricercatori era nel nord del Paese alla ricerca di una specie di rospo ritenuta scomparsa da decenni.
Sotto: le foto delle nuove specie rinvenute (fonte Ansa)
Sotto: le foto delle nuove specie rinvenute (fonte Ansa)
Wednesday, 10 November 2010
Le rovine crollano sotto il peso dell'incuria
"Il crollo avvenuto a Pompei, un luogo che appartiene al Patrimonio all’Umanità, dimostra che chi ha sottovalutato la situazione è un irresponsabile. Leggete il nostro articolo pubblicato all’inizio del 2009, e potrete verificare che l’ex sovrintendente poneva una questione molto semplice: i fondi. Servivano, per mettere le strutture in sicurezza, per fare i necessari lavori, 270 milioni di euro. Soldi mai arrivati."
(dal blog di Guglielmo Pepe, direttore di National Geographic Italia)
Sopra: la domus gladoria crollata
(dal blog di Guglielmo Pepe, direttore di National Geographic Italia)
Sopra: la domus gladoria crollata
Saturday, 6 November 2010
Quando crollano le rovine
(Da Il Fatto Quotidiano) La Domus Gladiatoria, una delle rovine più importanti degli scavi di Pompei, si è sbriciolata. Il crollo, secondo primi accertamenti, è avvenuto all’alba, poco prima delle 6. Sono stati i custodi appena arrivati al lavoro verso le ore 7.30 ad accorgersene.
Tra le cause del crollo della “Schola Armaturarum Juventutis Pompeianae” (così chiamata perché ospitava gli allenamenti dei gladiatori e conservava le loro armature), si considerano le infiltrazioni d’acqua dovute alle piogge di questi giorni, la posizione della Domus accanto a un terrapieno, o ancora il rifacimento in materiali troppo pesanti del tetto, che fu distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiali.
Da anni gli esperti lanciano l’allarme sullo stato di conservazione delle rovine. Anche il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, ha detto che la domus era da anni “in attesa di essere ristrutturata”. Il cedimento dell’edificio è un crollo annunciato: “succede quando non c’è la dovuta attenzione e cura” per un patrimonio secolare che andrebbe “preservato da ogni tipo di sollecitazione, anche atmosferica. C’è il dispiacere tipico di una comunità – ha sottolineato all’agenzia di stampa Adnkronos D’Alessio – di un territorio su cui vi è il museo all’aperto più grande del mondo e che purtroppo viene trascurato”. “In passato -ha rilevato – sono stati persi molti fondi, che non venivano utilizzati, e non sono state avviate le procedure per il restauro”. Il sito archeologico, ha spiegato il primo cittadino, oltre ad avere un’importanza “culturale” dà anche “ricchezza a questo territorio” con il turismo. “Scontiamo la mancanza di un coinvolgimento in questo tipo di iniziative – ha concluso – ci limitiamo a fare appelli sensibili e solerti nel sollecitare l’attenzione che il sito necessita”.
Tra le cause del crollo della “Schola Armaturarum Juventutis Pompeianae” (così chiamata perché ospitava gli allenamenti dei gladiatori e conservava le loro armature), si considerano le infiltrazioni d’acqua dovute alle piogge di questi giorni, la posizione della Domus accanto a un terrapieno, o ancora il rifacimento in materiali troppo pesanti del tetto, che fu distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiali.
Da anni gli esperti lanciano l’allarme sullo stato di conservazione delle rovine. Anche il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, ha detto che la domus era da anni “in attesa di essere ristrutturata”. Il cedimento dell’edificio è un crollo annunciato: “succede quando non c’è la dovuta attenzione e cura” per un patrimonio secolare che andrebbe “preservato da ogni tipo di sollecitazione, anche atmosferica. C’è il dispiacere tipico di una comunità – ha sottolineato all’agenzia di stampa Adnkronos D’Alessio – di un territorio su cui vi è il museo all’aperto più grande del mondo e che purtroppo viene trascurato”. “In passato -ha rilevato – sono stati persi molti fondi, che non venivano utilizzati, e non sono state avviate le procedure per il restauro”. Il sito archeologico, ha spiegato il primo cittadino, oltre ad avere un’importanza “culturale” dà anche “ricchezza a questo territorio” con il turismo. “Scontiamo la mancanza di un coinvolgimento in questo tipo di iniziative – ha concluso – ci limitiamo a fare appelli sensibili e solerti nel sollecitare l’attenzione che il sito necessita”.
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